Fu davvero un paradosso, forse il piu' macroscopico che l'avventura del jazz abbia dovuto vivere e consumare, il fatto che questa musica, nata a New Orleans, dovesse poi andare ad esplodere in un'altra citta'. Fu proprio Chicago il punto d'incontro di quella emigrazione forzata di jazzman neri. Secondo statistiche molto precise, tra il 1910 ed il 1920 trecentocinquantamila neri emigrarono per varie ragioni dal Sud verso il Nord degli States. Le cause sociali che determinarono questo massiccio flusso vanno ricercate nelle maggiori possibilita' di lavoro che le regioni del Nord offrivano ad una comunita' che ancora andava cercando disperatamente una propria connotazione umana e civile. Il famoso parassita del cotone, quel boll-weevil, mille volte cantato dai bluesman del Sud, aveva ridotto alla fame migliaia di neri nei campi sterminati della Luisiana. Ma il parassita non fu la sola causa del massiccio esodo, c'era anche il desiderio di cercare un nuovo lavoro, meno avvilente e piu' sicuro. Accadde pero' che una volta trasferiti a Chicago, a New York, a Detroit ed in tante altre megalopoli d'America, i neri finirono per trovarsi a vivere in condizioni ancora piu' tristi e miserevoli, come scaricatori nei grandi magazzini o come operai alla giornata, senza alcuna qualifica, nelle fabbriche, nelle acciaierie, nei grandi porti mercantili. Il piu' immediato contraccolpo di tale situazione fu la nascita del ghetto: uno spazio dell'angoscia e della disperazione che proprio nelle dolorose e traumatiche notazioni sonore del blues e del jazz rintraccera' la propria ansia di comunicazione, la feroce condanna all'isolamento e alla solitudine.
(Tratto dalla "Storia del Jazz" di Walter Mauro)