Le voci

Pubblicato da Antonio Ferrero Cracas

La voce nella storia del jazz ha un'origine remota, collocabile nel momento in cui il canto spirituals comincio' a configurarsi come forma di evangelizzazione delle comunita' nere, prima ancora che qualche strumento di accompagnamento, l'organo nelle chiese ad esempio, iniziasse i suo lavoro di supporto. Lo stesso fenomeno caratterizzo' l'avvento del canto profano che, isolato in un primo tempo, in seguito verra' sostenuto dal supporto di uno strumento: la chitarra o il pianoforte. Cio' significa che la voce, nella vicenda di questa musica, ricopre spesso il ruolo sostitutivo di uno strumento, e spiega la ragione del suo diffondersi successivamente agli spirituals e al canto blues, quando il jazz in opera polifonica inizio' la sua opera di espansione. L'appellativo di caposcuola spetta sicuramente a Mahalia Jackson, di certo la piu' grande interprete di musica religiosa nera che tale modulo espressivo abbia avuto in tempi piu' vicini a noi, seguita poi da Marian Anderson, e per quello che concerne il blues la voce di Bessie Smith. Quando il jazz si afferma a New Orleans e Louis Armstrong incomincia a dominare la scena del jazz, dapprima nella Louisiana poi a Chicago ed infine a New York, la sua voce diventa in realta' l'alternativa di fondo al suono della sua cornetta e poi della tromba grazie all'aggiunta del cosiddetto scat-chorus, una sua specifica invenzione. Ossia un vocalizzo tutto fondato sulla scansione ritmica in cui l'emissione della voce si realizza attraverso l'uso di monosillabi, in tutto sostitutivi dello strumento (es. dàbudàbudàaa... ptùpèi... iudàa...). La leggenda racconta che, durante una seduta d'incisione, ad Armstrong cadde a terra il foglio con le parole di una canzone, ed in quel momento, non conoscendo il testo a memoria, gli venne l'idea di sostituire le parole proprio con lo scat-chorus. Questa tecnica verra' imitata piu' volte da grandi interpreti, prima tra tutte Ella Fitzgerald.
L'era dello swing non poteva che rappresentare il momento di maggior diffusione del canto nella storia del jazz, e fu proprio in quel periodo che nacque il crooner, una sorta di cantante confidenziale che tuttavia ha poco a che vedere con la storia della musica afroamericana. Tra i tanti protagonisti vanno menzionati certamente Bing Crosby e Frank Sinatra.
Ma fra le voci jazz femminili piu' suadenti non posso esimermi di menzionare Sarah Vaughan, che a differenza di Ella Fitzgerald e di tanti altri jazzisti non ha avuto alle spalle un'adolescenza misera. La sua carriera ha avuto uno svolgimento abbastanza regolare. La madre, cantante nel coro della chiesa del quartiere, educo' la voce di Sarah verso quella gamma variegata e difforme che appartiene all'inconfondibile personalita' della Vaugan: certamente la voce piu' spiritual e piu' "nera" fra quelle che hanno fatto la storia del jazz.
(Tratto dalla "Storia del Jazz" di Walter Mauro) Nella foto Ella Fitzgerald.

Sarah Vaughan - You're Not The Kind

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Certamente la voce, di tutti, è lo strumento più perfetto.Qui, in Sardegna, il canto a tenores ne è un esempio.Ascoltare certi cori, che utilizzano la sola voce umana senza accompagnamento musicale, mette davvero i brividi e questo per la perfezione che è dato a vedere si può raggiungere.
Concordo in positivo sulle dimensioni celestiali della potenzialità vocali di Sarah Vaughan ma ricordo benissimo la tecnica dello scat-chorus di Armstrong e della Fitzgerald.
Ciò che mi stupisce in me, caro Antonio, mentre seguo il tuo racconto, è che certe particolarità e/o ricordi affiorano.
Questo significa che un tempo dedicavo più attenzione a questi aspetti della cultura sia pure in maniera dilettantesca. Cioè andavo più a cinema e vedevo un certo tipo film. La televisione dava probabilmente spettacoli musicali e film di livello superiore a quelli odierni.
Pian piano,voglio dire, ci siamo assuefatti a certa "spazzatura" quasi senza accorgercene. Colpa però anche dei ritmi di vita che stanno diventando di giorno in giorno sempre più frenetici.
Conclusione: questo spazio dedicato al JAZZ ci voleva. Io avrei aperto un altro blog proprio su La STAMPA.Perchè no?
Felice giornata e sempre grazie.
Affettuosamente, MARIANNA.

Antonio Cracas ha detto...

Cara Marianna,
solo una donna sensibile ed educata ha potuto usare il termine spazzatura per ciò che la televisione ci propone e continuerà a proporci.

Ti confido che non l'ho aperto su "La Stampa" in quanto sto attraversando un periodo di crisi, dal punto di vista dei blog. Quindi, magari sbagliando, ho preferito così.

A volte ho la sensazione che tu sia, invece, un'esperta di questa musica e che, grazie alla signorilità d'animo, tu stia elegantemente al gioco per rileggere, magari in altri termini, ciò che già apprezzi e conosci da tempo.

Tuttavia, grazie davvero. Praticamente scrivo questo blog per te. Secondo le mie statistiche, gli appassionati sembrano veramente pochi.

Un abbraccio.
Antonio

Roberto ha detto...

Riprendo le ultime due tue righe per assentire, purtroppo gli appassionati non sono numerosi, quelli che navigano in rete ancor meno. In poco più di due anni ho avuto più di novantamila contatti, certo un risultato notevole, ma un numero di interventi limitato e raramente da parte di appassionati. La realtà è questa, la nostra musica è di nicchia. Però posso testimoniare che, seppur pochi, i contatti sono di ottimo livello. E comunque la qualità, alla lunga, paga sempre

Antonio Cracas ha detto...

Ciao Roberto.

Mi consolerò con il classico: "pochi ma buoni!" :))

Grazie per la tua competenza e per il tuo sostegno morale.

A presto.
Antonio

Anonimo ha detto...

Antonio...resisti!
Certo gli angolini culturali sono sempre di nicchia ma non bisogna mollare per questo.
Quanto alla crisi da blog mi auguro passi. Non so se intuisco correttamente i motivi ma in ogni caso vai avanti così, sereno!
Un abbraccio
Irene

Antonio Cracas ha detto...

Grazie Irene,

mi conforti sempre!
:)