Addio New Orleans

Pubblicato da Antonio Ferrero Cracas

Tra le orchestre solide e vivaci che suonavano sui battelli e bene ricordare quella che faceva capo a Fate Marable. Eseguiva prevalentemente musica da ballo ed era composta da figure destinate a diventare famose come Louis Armstrong, Pop Foster, Johnny St. Cyr, Baddy Dodds, Picou. C'era anche Davey Jones, che suonava il mellofono, uno strano incrocio fra il corno francese e la cornetta, strumento che produceva suoni languidi e melodiosi che facevano un affascinante contrappunto con l'aggressivita' (non priva di struggenti armonie) che sprigionava la cornetta di Louis Armstrong, il futuro re indiscusso di questa musica. La vita dei musicisti a bordo delle chiatte e dei battelli era quanto mai suggestiva, e per molti di loro rappresento' un formidabile tirocinio per l'esplosione degli anni futuri. Di Armstrong si racconta, a proposito dei suoi polmoni a stantuffo e della resistenza della bocca a sacco che gli valse l'appellativo di "Satchelmouth", che era in grado di suonare instancabilmente, con il gruppo di Marable, lungo il corso del fiume, per diverse miglia. In seguito i viaggi divennero tristi e dolorosi per l'immigrazione a Chicago, dopo il proibizionismo e la chiusura delle case di tolleranza del quartiere a luci rosse di Storyville. Fu un esodo angoscioso, poiche' tutti erano ben consapevoli che mai piu' sarebbe stato possibile recuperare quell'atmosfera irripetibile del Mardi Gras nella citta' del delta e che la stessa forza di solidarieta' che li univa nella capitale della Luisiana si sarebbe sfrangiata sotto i colpi del business, del professionismo, della lotta per la sopravvivenza. Furono proprio i famosi battelli a trasportare a Chicago una fitta schiera di suonatori di New Orleans. Proprio Luois Armstrong, tanti anni dopo, cantera' al pubblico di tutto il mondo una canzone che rivelava appieno un certo stato d'animo. Il canto, doloroso e struggente, si chiamava Do You Know What It Means To Miss New Orleans, ed un fragoroso applauso accompagnava la voce "sporca" di Satchmo.
(Tratto dalla "Storia del Jazz" di Walter Mauro)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Eccomi pronta per il nostro appuntamento.
Non sono un'esperta quindi non posso entrare con competenza tecnica nell'analisi degli artisti.Louis Armstrong è comunque un grande di cui sanno anche i sassi per via. A parte la storia interessante della sua vita,fatta di povertà e tanta caparbia voglia di emergere, lo ricordo in una delle sue ultime esibizioni televisive di tantissimi anni fa. La sua musica o meglio la sua tromba ti rapiva e ti conduceva agevolmente in tutt'altre atmosfere.
Detto questo, altra brevissima osservazione.
La fine del periodo d'oro di New-Orleans e il difficile adttamento a Chicago. Ossia l'ARTE che deve fare i conti con una società che privilegia innanzitutto il profitto.
Ecco allora che il rifugiarsi nella musica per gli artisti "profughi" è il voler a tutti i costi far rivivere un sogno che fa a pugni con la realtà.
Tuttavia l'ARTE è ARTE.... e la grande musica supera ostacoli e raggiunge ugualmente il grande pubblico.
Ecco perchè noi oggi ne parliamo.
Buona domenica, caro Antonio. E grazie.
MARIANNA

Antonio Cracas ha detto...

Grazie a te.

Buona domenica.
Antonio

bourbaki ha detto...

ci spostiamo anche noi al prossimo post? :)

Antonio Cracas ha detto...

La tentazione è forte, mi blocca il fattore visite: mi spiacerebbe perdere quei pochi introiti che mi offre la pubblicità di Google.

Però ne ho veramente le tasche piene.

Ciao
Antonio