Sotto il fazzoletto di Freddie Keppard

Pubblicato da Antonio Ferrero Cracas

di Marcello Piras

Tra le leggende dell'epoca eroica del jazz, quella del cornettista Freddie Keppard (1889-1933) non ha eguali per suggestione evocativa. Non c'e' sommario storico, per quanto striminzito, che non la citi per esteso. E' cosi' affascinante che di solito l'autore la riporta pari pari, astenendosi da un commento. Quasi che una leggenda potesse sopravvivere, intatta, per un secolo, senza celare un significato nascosto, che meriti di essere indagato.
Del personaggio Keppard, la tradizione delinea un ritratto schematico, ma nitido. Uomo dal carattere orgoglioso, individualista, fiero del duo talento improvvisativo, Keppard era indiscusso portavoce e bardo della comunita' creola, che lo venerava. A documento della sua arte, ai posteri sopravvivono solo una dozzina di dischi decrepiti, alcuni dei quali sono cosi' fiochi e arrochiti, che ancora si discute se ci sia lui, o qualcun altro. Purtuttavia, accostandosi a questi cimeli con pazienza infinita, e con un po' d'immaginazione uditiva, alla fine si viene largamente ricompensati. L'aggressiva cornetta di Keppard rivela un fulgore timbrico ed una nobilta' di accenti, che suonano come un'eloquente conferma della leggenda.
Il cornettista incise tra il 1923 ed il '26, quando ormai i sui bei giorni erano passati. Tuttavia, gia' diversi anni prima - nel 1916, secondo la leggenda - , la Victor gli aveva spalancato le porte dei suoi studi. Ma di fronte all'offerta di incidere il primo disco jazz della storia, Keppard si tiro' indietro: temeva di poter essere piu' facilmente copiato. Quando cambio' idea non correva piu' questo rischio: la sua musica era ormai fuori moda. Lo stesso geloso riserbo per i segreti della propria arte fa capolino in un altro aneddoto, non meno classico. Secondo questo, Keppard alla testa della sua banda nelle strade di New Orleans era solito suonare con un fazzoletto sulla mano. Per non farsi "rubare le idee", diceva.
Si potrebbe obiettare che guardando la mano di un suonatore di cornetta non s'impara molto. Non bisogna pero' saltare alla conclusione che quel fazzoletto fosse una mera stravaganza d'artista, in se' priva di senso. Al contrario, l'aneddoto, vero o falso che sia, e' rivelatore di un preciso schema di pensiero non-occidentale, di cui non e' difficile ritrovare il seme.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Antonio,finalmente mi è possibile lasciarti un commento.
Interessante questo Freddie Keppard e la sua leggenda. Chissà di quante altre storie analoghe è costellato il mondo del Jazz!
L'autore del testo è un sardo?Lo si direbbe dal cognome qui molto diffuso, specie nel Sassarese.
E, a proposito di sardi,cosa ne pensi delle abilità di Paolo Fresu e del successo del Berchidda-JAZZ?
Buona serata! Marianna

Antonio Cracas ha detto...

Cara Marianna,

Marcello Piras (è nato a Roma nel 1957, ma è evidentemente di origine sarda). E' uno dei più autorevoli studiosi italiani di jazz e musiche nere in generale.

Fresu, insieme a Rava rappresentano l'eccellenza per quanto riguarda il loro strumento nel jazz in Italia.

Ciao.

P.S
Purtroppo in questi giorni ho cambiato gestore da Telecom a Vodafone ed ho molti problemi a connettermi ad Internet: sono pure rimasto senza il collegamento con il telefono di casa: accidenti alla "Station" della Vodafone e a me che mi sono fatto convincere.

Anonimo ha detto...

Carissimo Antonio, io invece sono sempre con gli stessi problemi.La finestra pop-up che non mi fa accedere. Ho chiamato il tecnico ma sono molto comodi.A volte, come stamane, di nuovo non ho potuto inserire l'immagine nel mio post. Poi più tardi la cosa si ridimensiona.
Ma cosa vuol dire?
Sto aspettando da giorni l'intervento anche perchè io non so fare niente, mio marito peggio di me e mio figlio ha altro da fare.Come poi sempre capita. Per cui mi sto arrangiando come posso.
Ti abbraccio e ti auguro che tutto torni in ordine quanto prima anche se so che dovrai aspettare.
A presto. Marianna

Anonimo ha detto...

Ho risolto con il tecnico per la "modica"cifra di 100 euro, mettendo però un antivirus professionale valevole fino ad agosto 2010.
Ora posso raggiungerti agevolmente.
Ciao, Marianna.

Antonio Cracas ha detto...

Anch'io forse ho risolto i problemi con Vodafone, oggi mi ha chiamato un funzionario avvertendomi che ripasseranno il mio numero a Telecom.

State lontani da Vodafone Station, è una porcata!!!

Ciao
Antonio

LYM ha detto...

@ anonimo e chi sia interessato.
Innazitutto Buon Natale e Felice Nuovo anno che sia migliore dell'attuale.
Sono capitato "quasi" per caso su questo blog. Dico quasi perchè stavo girovagando tra i "pochi ma buoni" blog di jazz in italiano. Avevo iniziato un blog che è rimasto allo stadio embrionale ma se frequentate altri blog (CIA in particolare) mi trovate con il nick LYM. Mi piacerebbe poter collabora con un blog in italiano per diversi motivi: perchè finalmente potrei anche scrivere un'pò in italiano e perchè il jazz italiano si merita (oggi come ieri) la massima attenzione. Vedremo io sono assolutamente disponibile ed interessato. La musica, il jazz in particolare, è la mia passione di adolescente senza essere (finora?) diventata una professione. A dopo le feste alcune idee.
Una annotazione: mi sono soffermato a scrivere anche perchè sono stato colpito dalla domanda di anonimo riguardo Marcello Piras. Piras è stato il mio idolo della mia "solitaria" adolescenza. Onestamente non penso che una persona che si ritenga appassionata di jazz (ma il termine appassionato non l'ho mai digerito) non abbia mai sentito questo nome (boh!? il mondo è bello perchè e vario). Cito alcuni soi meriti: è stato per anni articolista e recensore della più antica rivista italiana, a partire dagli anni '80 sulla stessa ha tenuto per anni una rubrica definita da Polillo (non mi chieda chi era perchè non le rispondo) "il fiore all'occhiello" si titolava "Dentro le note" ed era una rubrica di analisi musicologica (non è una malattia infettiva), ha tradotto negli anni '70 "Early jazz" di Gunther Schuller (vedasi Polillo)ed è stato il curatore, in stretta collaborazione con Gunther Schuller, della nuova edizione edita dalla EDT, ha inoltre tradotto il seguito " The Swing Era" (L'era dello Swing. Nell'edizione originale si tratta di novecento pagine di acuta, appassionata ed appassionante disamina di uno dei periodi più ricchi, controversi e complessi della storia del jazz. A proposito E' appena uscito il terzo volume dell'Era dello Swing poichè in Italia qualche solone (o qualche furbone) ha pensato bene di smembrarla in quattro agili (si diceva così?) volumetti. Ha poi (credo negli anni '80) fondato la Sisma (le dico cos'è Società Italiana Studio della Musica Afroamericana).
Sig Anonimo se vuol farsi un bel regalo per natale compri i due volumetti de "Il Jazz Classico" (l'Early jazz citatoper un tot. di euro 28 meno di una pizza) la lettura, meglio se accompagnata dall'ascolto, sarà illuminante ed entusiasmante. Almeno per me così fu alla fine degli anni '70 quando uscì in un unico volume per la Mondadori.
Un sereno natale.

Con affetto e cordialità.
Andrea

LYM ha detto...

@ ehm mi scuso con Anonimo...non avevo visto che in realtà era una anonima per cui...Buone Feste Sig.ra Arianna.